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marco bagliani
Registrato: 27/04/10 10:19 Messaggi: 4
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Inviato: Mer Ago 25, 2010 1:22 pm Oggetto: 31/7-1/8/2010 Pizzo Badile, via Cassin |
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Con imperdonabile ritardo inserisco qui di seguito alcune fotografie e commenti (semi-seri) per integrare il resoconto di Daniela Formica sulla salita di questa bellissima via.
Anzitutto gli ingredienti che hanno posto le premesse di questo we:
- meteo brutta sul bianco, nel vallese, in oberland, negli ecrins…: prima di cedere alla disperazione totale il venerdì sera si guarda la meteo in lombardia…
- piccola parentesi di bello nella zona del Badile: da sabato mattina a domenica pomeriggio, poi arrivo di nuovi temporali.
Visti i tempi strettissimi e il breve intervallo di bello optiamo per la Cassin alla parete nord scegliendo un insolito modo di salirla: partiremo la mattina dopo (sabato) alquanto presto (ore 2.30 sigh!) per andare fino a Bondo, scalare la prima parte della parete e dormire alle cenge intermedie (di bivacchi ne abbiamo già fatti le settimane scorse sulla Tronchey alle Jorasses e sulla Gervasutti all’Ailefroide, e siccome non c’è il 2 senza il 3…). Il giorno successivo, sicuramente freschi e riposati come roselline di bosco, prevediamo di raggiungere la cima e riuscire a scendere in tempo per evitare i temporali del pomeriggio. Sembra un progetto azzardato: in realtà, incredibilmente, andrà tutto secondo i piani!!!
Realizzazione. Ore 1.30 di sabato: la sveglia suona!! Sigh!! Partenza da Torino alle 2.30. 4,30 ore di guida e siamo al parcheggio di Bondo in cima alla strada a pagamento: altri ragazzi si svegliano in quel momento dai furgoni parcheggiati… li guardiamo con profonda invidia! Veloce salita al rifugio Sasc Fourà dove lasciamo decisamente interdetta la gestrice con il nostro programma che non prevede una dormita nei suoi accoglienti letti…
Verso le 12.30 siamo all’attacco della via. Daniela arriva al colletto dove si apre, di colpo, lo sguardo sull’intera parete. A quella vista sgrana gli occhi e dilata le narici… volgendomi uno sguardo interrogativo che chiede qualcosa del tipo: “…proprio lì sopra devo salire?!?!”…
Cerco di guadagnare tempo… ; le propongo di mangiare qualcosa… ed ecco che, dopo due sorsate di acqua e polase e un boccone di mocetta, Daniela ritorna progressivamente al suo cronico ed irrimediabile entusiasmo verso l’alpinismo, la montagna, le salite, ecc.
Uff… la gita era salva: si poteva iniziare!
Dal colletto una breve discesa (doppia attrezzata) e poi il traverso della lunga cengia (circa 4 tiri ) dove sono presenti due enormi blocchi di neve. Il primo deve essere superato a valle, traversando su placche bagnate (peraltro molto facili) per più di 70 m: non potendo fare sosta intermedia abbiamo unito le due corde per fare un unico tiro di 90-100 m. Il secondo blocco si passa a monte, comunque… è crollato il pomeriggio del giorno successivo sotto i nostri occhi!!
I primi 12 tiri della via, quelli che dovevamo percorrere per arrivare alle “buone cenge” a metà parete, si svolgono in progressivo traverso verso sinistra, su placche appoggiate. L’itinerario è abbastanza evidente, anche se talvolta sono presenti più possibilità. In questi casi vale il segg teorema:
TEOREMA DELL’ESISTENZA DELLA SOSTA: alla fine di ogni tiro esiste sempre una sosta formata da uno (o più) spit o, in un paio di casi, da cordoni su spuntoni e chiodi tradizionali. Ed ecco il conseguente corollario:
COROLLARIO: se dopo un tiro di corda non riuscite a individuare una sosta del tipo descritto nel precedente teorema… iniziate a sospettare di essere gli apritori di qualche variante…
Prima del tramonto arriviamo alle famose cenge, non così buone per bivaccare come speravamo... Un lungo lavoro di scavo e costruzione di muretti a secco… migliorerà la comodità solo in leggera misura, contribuendo però notevolmente a mantenere alta la mia adrenalina notturna. Io infatti ero quello posizionato verso l’esterno e ogni mio movimento contribuiva a far franare nel vuoto l’instabile basamento con conseguente spavento del sottoscritto… e rocambolesche manovre per riuscire, di notte, a tastoni, a risistemare con una mano le pietre sottostanti, mentre con l’altra tenevo stretto il telo termico che il vento sollevava tipo vela, minacciando di farlo decollare verso le contrade svizzere…
Il leggendario telo termico!!! In effetti la meteo dava lo zero termico alto e la quota del Badile è bassa: ergo avevamo deciso di non portare il sacco a pelo ma solo il telo termico, nella speranza (peraltro assolutamente vana) di arrampicare con uno zaino non troppo pesante. Risultato: il classico bivacco che doveva non essere freddo e che alla fine si dimostra essere “brrr, brrr..”
Insomma, alle primissime luci del mattino, ecco il rito del risveglio (si fa per dire: come se di notte avessimo dormito…) post-bivacco: braccia e gambe intorpidite, schiena dura come un tronco di mogano, voglia di essere a Rimini ai massimi storici…. Si tentenna, si aspetta l’arrivo del sole, si mangia qualcosa, cercando di ingurgitare, ancora intirizziti, quei pochi pezzetti di frutta secca che, intralciati dai guanti e dall’uso di una sola mano (l’altra continua a tenere il telo termico in costante fase di pre-decollo), si riescono a far entrare in bocca e a non disperdere sul terreno…
Dopo le cenge la via si impenna ed imbocca un sistema di diedri, che segue per 3-4 tiri, per poi confluire, dopo un paio di lunghezze facili di raccordo, nei 3 tiri dei famosi camini finali. Queste vituperate lunghezze sono in realtà abbastanza facili, ad eccezione della parte centrale del primo tiro, in cui il diedro-camino (ma meglio sarebbe parlare di imbuto aperto verso l’esterno…) si stringe e… non si capisce più bene come salire: si ha la spiacevole sensazione di essere… sputati fuori. Poi la vecchia tecnica dell’arrampicata in camino, consigliatami nelle sere d’inverno da valenti Hdemici che avevano già ripetuto la via, permette di avere la meglio e, se non proprio di arrampicare elegantemente, almeno di risolvere il tiro dignitosamente!
Seguono ancora 3-4 tiri decisamente più facili, su terreno meno obbligato, compensati però da roccia meno buona. Consiglio di puntare verso l’alto, senza tentare debordaggi sulla destra, dove abbiamo visto alcune cordate incagliarsi e ritardare, nel tentativo di traversare direttamente verso lo spigolo nord.
Poi si tratta di raccontare una storia che spesso si ripete: il brutto tempo che incalza (in questo caso nubi, nebbie e vento che intasano completamente il versante italiano e invadono progressivamente il territorio svizzero), un po’ di discussione sulla via di discesa più veloce, la considerazione che dalla parte italiana non siamo mai stati, la previsione di un bivacco sotto la pioggia a 50 m dal rifugio Gianetti invisibile causa nebbia… Alla fine optiamo per lo spigolo nord, anche perché sta iniziando a scendere una cordata che ha appena salito la via e conosce quindi le doppie. In effetti in molti casi è difficile capire dove si trova l’ancoraggio successivo: spesso la linea delle doppie devia dal filo di cresta per andare decisamente a destra o sinistra. In diversi tratti è sicuramente preferibile disarrampicare fino all’ancoraggio successivo.
Tempo impiegato per le doppie (inclusa la risalita per disincastrarne una…): circa 4,30-5 ore, giusto in tempo per arrivare al Rif Sasc Fourà prima del brutto tempo. La gestrice, gentile e stupita che la nostra strana salita sia effettivamente andata a buon fine, ci coccola con un arrosto + purè incomprensibilmente buoni per essere in un rifughio sfizero!
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Adv

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Inviato: Mer Ago 25, 2010 1:22 pm Oggetto: Adv |
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| Ecco i co-protagonisti di questa splendida salita: Daniela… |
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| Ed ecco la vera protagonista: LA PARETE!!... |
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| … con la sua cengia basale (Il diedro Rebuffat è indicato con la freccia) |
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| Ed ecco Daniela iniziare la discesa verso la cengia. |
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| La traversata: Daniela è piccola piccola tra i due grandi blocchi di neve. |
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| Il diedro Rebuffat. Un V divertente, ben manigliato e proteggibile: l’ideale per iniziare! |
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| I primi tiri in ascesa verso sinistra. |
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| Ed ora qualcosa di serio: il risveglio mattutino!! (Daniela e il mitico telo termico…)!! |
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| L’inizio dei famosi tiri dei camini. |
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| Il secondo tiro dei camini: godibilissima arrampicata in diedro. |
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| Il secondo tiro dall’alto. |
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| La prima doppia dallo spigolo nord. |
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| The day after ci godiamo il ritorno alla macchina immersi in paesaggi bellissimi. |
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| Decisamente meno piacevole è il viaggio fino a Torino, di corsa per rientrare in orario nel primo pomeriggio. |
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Raffaele Morandini
Registrato: 03/09/09 13:25 Messaggi: 40
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Inviato: Dom Ago 29, 2010 12:10 am Oggetto: |
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Caspita che belle vie che state salendo ...
Entusiasmante il bivacco e divertente il racconto.
Complimenti a tutti e due!
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