Daniela Formica
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Inviato: Ven Ago 06, 2010 12:57 am Oggetto: via Cassin al Piz Badile |
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Per quanto non si tratti di una salita ad un quattromila, la via Cassin alla parete nord del Piz Badile, per lunghezza, impegno e severità dell’ambiente, si colloca a pieno titolo nell’ambito dell’alpinismo classico in alta quota.
Marco Bagliani ed io l’abbiamo salita nei giorni 31 luglio e 1 agosto e, per ragioni di impegni lavorativi e di meteo, abbiamo organizzato la salita in modo da bivaccare a metà parete, sulla grande cengia mediana o “del nevaio”: detta modalità, oltre che evitarci il peggioramento meteo previsto per il tardo pomeriggio di domenica, ci ha consentito di immergerci totalmente nel grandioso ambiente della parete nord.
Partiti da Torino alle 2 e 30 del mattino, abbiamo infatti attaccato la parete a mezzogiorno, quando il grosso delle cordate ne stava quasi uscendo: ci siamo quindi dopo poco trovati completamente soli nell’incombente e verticale anfiteatro granitico, reso ancora più severo e grigio dopo che il sole, intorno alle 15, ne lascia la vertiginosa fuga delle lisce placconate per andare a riscaldare il versante nord-ovest.
Abbiamo scalato la prima decina di tiri, spostandoci progressivamente verso sinistra, raggiungendo intorno alle 18 la grande cengia “del nevaio”, ormai pressochè sgombra di neve.
Qui abbiamo lavorato per un’oretta cercando di realizzare un accettabile angolino: diversamente da quanto ci era stato riferito, la cengia non offre infatti punti molto comodi per bivaccare.
Dopo una notte animata dai boati delle scariche, che precipitavano nel colatoio tra il Cengalo ed il Badile, e dall’emozionante sorgere di una splendente mezza luna, l’alba spettacolare ed il tiepido sole del mattino, che sin dalle 6 e 30 circa inizia a riscaldare la parete (ed i suoi intorpiditi ospiti….), ci hanno rimessi in movimento verso le 7, all’attacco dei famosi “tiri centrali”.
Per quanto tecnicamente ben più difficile, la seconda metà della parete, sotto un bel sole caldo ed ormai in vista delle numerose cordate partite nottetempo dal rifugio Sasc Fourà, ci è parsa, psicologicamente, più “domestica”: in realtà, l’impegno tecnico è ben superiore man mano che si sale, fino ai “camini finali”, vero cul de sac della parete, impegnativa “chiave di volta” dell’intera salita.
Al di sopra, tre/quattro tiri più facili, comunque non banali, di roccia non altrettanto bella e solida di quanto si trova prima, portano in cresta.
Per la discesa, dopo varie considerazioni e valutazioni di tempi, logistica e meteo in peggioramento, abbiamo optato per lo spigolo nord, quasi interamente attrezzato con solidi anelli, impiegando circa 5 ore per una ventina di doppie.
Note: la parete è completamente asciutta ed in ottime condizioni; sulle cenge di base è presente un nevaio (il secondo, a monte del quale siamo passati sabato tra roccia e neve, è rumorosamente crollato sotto i nostri occhi nel tardo pomeriggio di domenica 1 agosto), a valle del quale si passa su placconate lisce e bagnate, ma appoggiate; in generale la roccia è bella solida, ma non mancano lame e blocchi instabili, specie nella parte al di sopra dei camini; le soste, salvo 4/5 dove si trovano vecchi chiodi ancora buoni ma da integrare, sono attrezzate con 1/2 spit; sui tiri più duri ci sono parecchi chiodi, più o meno vecchi, ma mediamente buoni; le doppie sullo spigolo nord, alcune aeree e molte a rischio incastro, sono quasi tutte, salvo 3/4, attrezzate con begli anelli metallici, peraltro non sempre facili da individuare; nella zona tra il rifugio Sasc Fourà e l’attacco della via ci sono infiniti e comodi posti da bivacco, con tendina e non.
Commento: salita grandiosa e severa nella parte superiore, quanto amena nella parte inferiore; delizioso e cordialmente ospitale il rifugio Sasc Fourà, specie se quasi deserto, come lo abbiamo trovato noi domenica sera….
Daniela Formica |
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